La notizia dell’omicidio di Giulia Cecchettin ha sconvolto tutti; chi più, chi meno, è stato costretto a esprimere un commento o una reazione, più o meno istintiva.
Quello che mi chiedo , e non penso di essere la sola in questo, è cosa resterà di tutte queste reazioni e commenti sulle “circostanze” che avrebbero portato Turetta a compiere il terribile gesto.
In questa sede, ovviamente, non sono intenzionata a esprimere la mia opinione sui fatti .
Sono, invece, interessata a focalizzare l’attenzione su quanto proprio “le circostanze” date per scontate e normali in una relazione, possano essere di per sé premonitrici di una mancanza di equità .
In particolare, partendo da quella circostanza che, trascurata o guardata senza la giusta attenzione, è la premessa di comportamenti che, pur non essendo violenti fisicamente, finiscono per esserlo in quanto espressione di un abuso.
Solo una donna su 5 gestisce le finanze
Parliamo della gestione delle finanze. E qui non mi riferisco al fenomeno dell’educazione finanziaria delle donne, i cui dati più recenti sono comunque da osservare, dato che solo il 22 per cento delle donne gestisce le risorse economiche della famiglia, mentre il 31 per cento non se ne occupa affatto. Tuttavia, i dati indicano che la competenza economica delle donne è inferiore a quella degli uomini.
Io non credo che il punto sia qui,  ma che la vera “circostanza” da considerare sia nell’ordinarietà di fatti più immediati e, forse per questo, meno dibattuti, ma precursori di un subdolo fenomeno di abuso: quello economico.
Partiamo da un dato che potrebbe non sembrare significativo. Nel nostro paese, oltre il 31 per cento delle donne dipende economicamente dal partner o da un altro familiare. Al netto delle libere scelte – mamma che sta a casa con i figli mentre il papà va a lavorare – se penso al mio lavoro di consulente finanziaria, in contatto con una discreta statistica, altri dati iniziano a colpire di più. Solo il 58 per cento delle donne ha un conto intestato personalmente, e solo il 13 per cento ne ha uno cointestato solo con il partner. Eppure, anche questo sembra non bastare per iniziare a parlarne, perché viene visto come normale se non scontato a causa della mancanza di tempo che la donna avrebbe da dedicare alla gestione dei soldi.
Ci sono ancora i divieti di lavorare
Ma c’è un un altro dato. Da un rapporto della rete dei centri anti-violenza di D.i.Re risulta che una donna su tre che denuncia un fenomeno di abuso dal punto di vista finanziario, è a reddito zero. Un abuso descritto come “aver subito una decisione finanziaria dal partner senza essere stata consultata” o “aver ricevuto dal partner il divieto di lavorare”. Utile anche un’indagine svolta da WeWorld e Ipsos a novembre, secondo cui il 49 per cento delle donne ha subito violenza economica almeno una volta nella vita, dato che sale al 67 per cento tra le divorziate e le separate.
Quando viene un cliente in appuntamento, gli chiedo sempre della sua compagna di vita e del perché non venga anche lei, per condividere le informazioni ed essere aggiornata. E mi viene sempre in mente che spesso la risposta è: “No, ma lei non se ne occupa.” A volte, però, la risposta è anche: “Lei non ci capisce niente in queste cose.”
È questa una circostanza banale? Forse in certi casi è trascurabile, dove vi siano altri aspetti della coppia che confermano un benessere di fondo. Tuttavia, i dati di cui sopra ci dicono che i casi sono ben altri, e tutti, magari, all’origine nati in circostanze considerate normali, troppo normali.










