Sii prudente, investi “denaro di gioco,” non quello di cui hai bisogno per vivere… Siete d’accordo? Sono alcune delle “lezioni” imparate nella vita che possono aver condizionato un po’ tutti fino a concorrere, in alcuni casi, alla costruzione di un approccio personale alla gestione delle finanze. Altre lezioni? “Non spendere, metti da parte”; “Lavora sodo” ; “Comprati una casa” ecc. ecc.
Le ritrovo un po’ tutte in un pezzo uscito sul WSJ sulle abitudini finanziarie “buone “ e “cattive” imparate dai genitori. Come genitore so che tutti sbagliamo, con i figli. Ma attenzione. Quando si parla di gestione delle finanze potrebbe essere importante imparare a correggersi, a mettere in discussione le lezioni apprese qualora non sia chiaro quale sia l’obiettivo della gestione delle finanze: aiutare a essere felici.
Il risparmio non fine a se stesso
Questa è la prima importante premessa, che dovrebbe avere chiaro anche un consulente finanziario. Peccato che spesso non sia il punto. Ricordo un cliente, che oggi non c’è più, il quale alla veneranda età di 88 anni passava il tempo collegato alla Borsa americana per vedere di fare un nuovo affare…e io gli chiedevo: perché? Potrebbe andare al mare, godersi la vita… Il risparmio non deve essere fine a se stesso e la logica del non spendere non vale sempre!
Altro esempio. La giornalista del WSJ pensava che investire volesse dire giocare, come le aveva insegnato la madre. Solo dopo aver rielaborato questo habitus è riuscita a cambiarlo, investendo per creare, nel tempo, risorse per la sopravvivenza: investire comporta un rischio, ma questo non deve portare a distaccarsene, quanto piuttosto a diversificare la gestione.
Lezioni da reinterpretare
Lezioni dunque da re-interpretare e comprendere, non sempre valide in assoluto. Ancora. Il figlio di una coppia di miei clienti non è in grado di investire, pur essendo un giovane molto intelligente (laureato in discipline matematiche), perché suo padre da sempre gli ha insegnato che tutto ciò che non è titolo di Stato perde. Ma se gli chiedete se per lui comprare il titolo di stato italiano voglia dire investire, vi risponderà che non lo è.
Dunque? Se l’obiettivo della gestione delle finanze deve essere la felicità e se l’esistenza di abitudini finanziarie diventa un ostacolo al suo raggiungimento, rimane da considerare un terzo aspetto: una guida. Accettare di aver bisogno di un confronto per rompere il meccanismo, diciamo così, di una dipendenza da condizionamenti e abitudini errate. In fondo il consulente finanziario innanzitutto deve servire a questo. Ad aiutare il cliente ad essere “anche” felice.










